Il Cinebox, ovvero i videoclip prima dei videoclip

A fine anni 50 in Italia venne ideato, e prodotto, un magico scatolone simile al jukebox che prendeva il nome di Cinebox. La differenza fondamentale dal jukebox era che il Cinebox, come suggeriva il nome stesso, poteva trasmettere anche delle immagini e non si limitava perciò a riprodurre la sola musica. Così, nel giro di poco, si sviluppò un vero e proprio mercato di video delle canzoni destinati a essere proiettati nei Cinebox, in 16 mm e a colori: nasceva, così, l’arte del videoclip.

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Una trasmissione Rai di qualche anno fa, dal titolo Cinebox – I 60 a colori, ha ripercorso la storia di questa affascinante invenzione, mostrando alcuni dei video (o “canzoni filmate”, come erano allora chiamati) che venivano trasmessi attraverso il Cinebox.

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I video erano per lo più girati in studio, ma non solo, e avevano quasi sempre come protagonista il cantante stesso che si cimentava ad eseguire il brano, interpretando se stesso o raccontando una storia, proprio come nei moderni videoclip. Qui possiamo vedere qualche esempio: Jannacci, Mina, Gino Paoli, dai cantanti più affermati agli esordienti, nessuno era immune al trend del Cinebox!

E per dare un occhio a quello che accadeva invece fuori dall’Italia, un anno dopo l’introduzione del Cinebox, nel 1960, ad impazzare oltralpe c’era lo Scopitone. Introdotto per la prima volta in Francia e diffusosi poi pian piano anche negli altri paesi europei e negli Stati Uniti, lo Scopitone aveva dei costi di produzione e di mantenimento leggermente inferiori rispetto a quelli della sua controparte italiana. Questo, insieme a una maggiore libertà della censura francese nel controllo dei video, permise una sua più ampia diffusione per tutto il corso degli anni Sessanta e per gran parte dei Settanta.