Franco Battiato, Energia (1972)

“Canzoni che (mi) mettono i brividi”, volume 3: devo ammettere che ascoltare Battiato che sussurra “ho avuto molte donne in vita mia” mi ha sempre fatto un certo effetto…

Si fosse trattato di chiunque altro non avrei battuto ciglio ma, accidenti, “lui no, non può essere davvero” è la prima cosa che ho pensato quando ho ascoltato per la prima volta “Energia”. Il paladino della castità e delle sublimazioni, l’intellettuale che dall’altro della sua torre eburnea prende le distanze da ogni mondanità si lancia qui in una simile, intima confessione. Può essere mai possibile? Sì, proprio lui, al suo album d’esordio, con questo brano in cui si parla di sesso, di vita, di illusioni e disillusioni.

Ho sempre avuto un debole per le canzoni in cui il protagonista tira le somme della propria vita, si abbandona a riflessioni (“quante lacrime ho strappato senza mai piangerci su”), giunge a consapevolezze spesso amare (“quanti figli dell’amore ho sprecato io / racchiusi in quattro mura ormai saranno spazzatura”). Se poi i temi sono quelli del brano in questione e cioè l’amore, l’atto sessuale, l’alienazione di quegli spermi indifferenti di cui qualcun altro più tardi canterà o di quel coito meccanico e omologato già descritto da Bianciardi nella sua Vita agra, capirete che la canzone afferra subito una marcia in più, universale, pulsante, reale.

Il coito si è ridotto, per la stragrande maggioranza degli utenti, a pura rappresentazione mimica, a ripetizione pedissequa e meccanica di positure, gesti, atti, trabalzamenti, in vista dell’evacuazione seminale, unico fine ormai riconoscibile e legalmente esigibile.

(L. Bianciardi, da “La Vita Agra” – 1962)

Allora quale migliore inzio per un concept album come “Fetus” che vuole raccontare il viaggio di una vita, dalle sue fondamenta biologiche fino al suo effettivo compimento, con tutto ciò che essa comporta. A tutto questo aggiungete anche una ricerca musicale che contraddistingue l’intero album e che giunge a soluzioni elettroniche pioneristiche per l’epoca. Come infatti l’energia vitale inizia a propagarsi nell’universo, così “Energia” lentamente prende forma: un chiacchiericcio di bambini confuso e allucinato, il suono di un VCS3 al quale pian piano si sovrappone, dal minuto 1:49, la voce di Battiato. E così inizia la magia…

“Ho avuto molte donne in vita mia / e in ogni camera ho lasciato qualche mia energia / Quanti figli dell’amore ho sprecato io / racchiusi in quattro mura ormai saranno spazzatura”